Premio “Carlo Fruttero” al I classificato per i Racconti

PREMIO CITTÀ DI GROSSETO “AMORI SUI GENERIS” – All’opera prima classificata nella categoria “RACCONTI”, oltre al Trofeo offerto dal Comune di Grosseto con la Biblioteca Chelliana e alla bottiglia di Grappa Nannoni, sarà attribuito un assegno di 600€ conferito dall’Associazione Nasdaq di Castiglione della Pescaia in memoria di Carlo Fruttero.

“La vita bisogna guardarla un pezzetto alla volta, mai tutta insieme, altrimenti ti scoraggi e smetti di vivere” (Carlo Fruttero)

Carlo Fruttero (Torino 1926 – Castiglione della Pescaia 2012) è stato uno dei più grandi scrittori, giornalisti e traduttori italiani. Figlio di un commerciante, diceva di sé : “A scuola ero uno strazio, prendevo sempre brutti voti, tra il cinque e il sei al massimo. Non avevo nessun interesse per quella tortura».

Nel 1942, a causa della guerra, la sua famiglia fu costretta a sfollare nel Monferrato e quella fu per Fruttero l’occasione della vita. Cominciò infatti a trascorrere intere giornate (e nottate) nella biblioteca del castello in cui abitava il suo amico fraterno Vittorio, dove divorava testi di ogni genere – filosofia, religione, romanzi, saggi –  imparando l’inglese solo per leggere gli autori stranieri in lingua originale. “Tra i 15 e 18 anni lessi tantissimo” raccontava “Era un modo per  sopravvivere alle bombe. Credo che non si possa più leggere come ho letto io, ci vorrebbe un’altra guerra mondiale”.

A ventun anni, nel 1947, si trasferì a Parigi:  «Andai via dopo la guerra. Grazie al tesserino universitario potei facilmente arrivare a Parigi e lì, da immigrato, cominciai a fare ogni sorta di lavoro. Feci il pittore edile, le consegne di sidro, il metallurgico. Lavoretti che oggi svolgono i nostri immigrati, sempre molto precari e sottopagati, mangiando poco e dormendo in posti incredibili. Però mi divertivo: mi bastava essere lì. La mia Parigi non era quella letteraria degli esistenzialisti, ma quella desolata delle periferie e dei chilometri percorsi a piedi. Ricordo che smisi di scrivere e quasi di leggere. Per anni vagai tra la Francia e il Belgio. Finii, senza un soldo, a lavorare in un ospizio di Anversa. Insieme a un altro paio di disperati andavamo tutte le mattine all’alba in un piccolo mattatoio a caricare dei bidoni di ossa, con cui poi all’ospizio facevano il brodo»…

Nel 1952, a Parigi, conobbe Franco Lucentini e dopo poco, rientrati a Torino, cominciarono a lavorare insieme per la casa editrice Einaudi come curatori di antologie di fantascienza (Le meraviglie del possibile), di guerra, di storie di fantasmi e contemporaneamente traducevano testi di Borges, Beckett, Stevenson, Salinger. Si definivano “una coppia di artigiani” perché la ricerca dell’aggettivo, della parola giusta era per loro essenziale, proprio come per il falegname è essenziale trovare il legno giusto.

Nel 1961 uscì per Einaudi “Il secondo libro della fantascienza”, che raccoglieva racconti di autori americani come Azimov, Bradbury, Dick, praticamente sconosciuti ai lettori italiani. In quegli anni infatti la fantascienza veniva considerata letteratura di serie B, apprezzata solo da pochi cultori illuminati, ma Fruttero e Lucentini riuscirono a nobilitarla e diffonderla anche a un pubblico più ampio, consacrandola a genere letterario vero e proprio.

Fu proprio grazie al successo dell’antologia einaudiana che la casa editrice Mondadori, allora diretta dal visionario Arnoldo, propose alla coppia di dirigere la collana di fantascienza “Urania”, nata nel 1952. I due accettarono la sfida e fino al 1986 scelsero e tradussero i racconti, scrivendone alcuni persino loro stessi sotto pseudonimo.

Nel 1972 per Mondadori uscì il loro primo romanzo “La donna della domenica”. Ambientato nella Torino di Fruttero, il libro ebbe un successo immediato e inaspettato, tanto da essere considerato ancora oggi  il capostipite del giallo italiano. Nel 1975 Luigi Comencini ne trasse  il film omonimo, di cui curò la regia, mentre l’adattamento del testo fu trasformato dalla strepitosa coppia  di sceneggiatori Age e Scarpelli. Il cast comprendeva, tra gli altri,  Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant.

A questo seguirono nuovi successi, citando alcuni tra i più noti come A che punto è la notte, L’amante senza fissa dimora, Il Palio delle contrade morte, Enigma in luogo di mare,  quest’ultimo ambientato nella Pineta di Roccamare, vicino a Castiglione della Pescaia,  in quella terra di Maremma tanto amata da Fruttero.

Ma i due vantano anche una collaborazione di quasi cinquant’anni con il quotidiano torinese La Stampa su cui, dal 1972 fino alla morte di Fruttero, uscirono i loro articoli ironico-satirici, poi raccolti nei volumi dedicati alla Trilogia del Cretino.  Lo scorso novembre (2018) è uscita una raccolta di pezzi scritti tra gli anni ‘70 ‘90 – Il Cretino è per sempre, edizioni Mondadori, con prefazione di Michele Serra, –  che sono ancora di straordinaria attualità e ancora una volta dimostrano la lungimiranza visionaria della premiata ditta F&L.

Nell’agosto del 2002 Franco Lucentini, colpito da un tumore ormai incurabile, si tolse la vita gettandosi dalla tromba delle scale come Primo Levi e in seguito Mario Monicelli. Fruttero, colpito profondamente, smise di scrivere per lungo tempo. Ma nel 2006 grazie all’incoraggiamento e all’affetto delle figlie, Federica e Maria Carla, uscì il suo primo romanzo in solitaria,  “Donne informate sui fatti”, edizioni Mondadori. A questo seguirono Mutandine di chiffon, un’autobiografia sui generis e La Patria bene o male, a doppia firma con Gramellini, in occasione dei 150 anni della Repubblica. Nel 2009 cominciò a collaborare con l’editore per bambini Carlo Gallucci per cui scrisse “La Creazione”,  una filastrocca mirabilmente illustrata, in cui Fruttero si divertì a raccontare ai ragazzi la storia dell’origine del mondo. Sempre per Gallucci tradusse poi il racconto di Ray Bradbury Accendi la notte.

Il 15 gennaio 2012 Fruttero moriva nella sua casa maremmana dopo aver composto in versi la “ballata”  La linea di minor resistenza (Gallucci Editore), una sorta di testamento letterario scritto nel 2010 e pubblicato postumo come da lui richiesto.

La casa editrice Mondadori ha recentemente riproposto La donna della domenica nella collana celebrativa dedicata ai 90 anni dei Gialli Mondadori, curata da Andrea Camilleri. A breve saranno disponibili anche le nuove edizioni dei titoli L’amante senza fissa dimora, Il Palio delle contrade morte e Enigma in luogo di mare, con nuove copertine disegnate da Giuseppe Giacobbe e postfazioni di Bartezzaghi, Malvaldi, Manica.

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